30

October 2007

la bellezza salverà il mondo?

Si disse: quando un giorno l’assalto della bruttezza fosse diventato del tutto insostenibile, si sarebbe comprata dal fioraio una violetta, una sola violetta – quello stelo delicato col suo minuscolo fiorellino – sarebbe uscita in strada e, tenendolo davanti al viso, l’avrebbe fissato spasmodicamente per vedere solo quello, per vederlo come fosse l’ultima cosa che voleva conservare, per se stessa e per i suoi occhi, di un mondo che aveva ormai smesso di amare.

Milan Kundera
L’immortalità

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30

October 2007

fatti non fummo per viver come bruti

La convivenza. Vorrei parlare di convivenza. No, non la convivenza in due, la convivenza d’amore, sto parlando della convivenza tra persone e persone, esseri umani ed esseri umani, cittadini e cittadini; ecco di quale convivenza vorrei parlare. C’è qualcosa che non va in questo nostro vivere quotidiano, c’è un meccanismo che si sta inceppando, lo percepisco, lo sento. Non siamo stati progettati per vivere così a stretto contatto, dove ogni quotidianità si mescola alla tua. Dove, per colpa di muri troppo sottili, la quotidianità dell’altro, e la tua vita, si mischiano senza possibilità di scelta. Le sue abitudini, le sue manie, i suoi comportamenti, diventano inevitabilmente parte di te. Credo che stiamo approfittando un po’ troppo di madre natura e che, prima o poi, si ribellerà. Cemento, cemento e cemento, scatolette che contengono milioni di persone, tutte belle stipate una sull’altra, senza più convivialità, contatto, appartenenza. Tutti a casa davanti al tubo catodico, ipnotizzati, inariditi, guardando programmi aberranti, telegiornali stupidi e volgari, e su Rete Quattro “Lo squalo”.
Il ragazzo che ha preso in gestione il ristorante sotto casa mia, ascolta musica (orrenda) fino alle tre del mattino, ad un volume pazzesco. I Moldavi sopra di me che si sono impadroniti del palazzo, e fanno un po’ quel cazzo che gli pare, consumando drammi quotidiani, a suon di urla e monologhi interminabili. Un ragazzo contorto che suona il piano tutto il giorno, intessendo melodie che ti vien voglia di impiccarti. Lo stronzo che stanotte alle due ha pensato bene di suonarmi il campanello. Il vigile bastardo che mi avrà sicuramente fatto la multa. Il corniciaio che alle otto inizia a rompere i coglioni smartellando. Insomma, non c’è soluzione. Ci viole solo una grande onda, una immensa, altissima onda, che faccia piazza pulita e si riparta da zero, che salvi magari solo i bambini, e via che si riparte. Abbiamo amministrato male la nostra terra e ce lo meritiamo. Prendiamoci le nostre responsabilità. E non oso immaginere voi a Milano!

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27

October 2007

autumn defense

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Ci voleva, un album pop, raffinatissimo, con incursioni nel folk della west coast e nel jazz.
Leggero, splendido.

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26

October 2007

messagerie preview

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Sì lo so Bruno che ti dà fastidio, ma una piccola preview di un provino non fa male a nessuno… ;-)

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22

October 2007

jucca backstage

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Nuova campagna per Jucca. Alla fotografia Jonas Unger, un fotografo con un grande senso estetico ed un approccio romantico perfetto per il nostro concept.
A breve nei principali giornali Italiani.

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22

October 2007

KI6? CAMPAIGN

Questa campagna non verrà mai pubblicata perchè al cliente non è piaciuta…
non voglio star qui a sindacare se abbia ragione o meno, quello che so è che a noi piace moltissimo, e visto che questo è l’unico modo per fervela vedere, eccola qui.
Voi cosa ne pensate?
Vi sembra una campagna da non pubblicare?

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17

October 2007

messagerie backstage

Ieri abbiamo scattato la nuova campagna messagerie.
Alla fotografia il buon Bruno Van mossevelde, che diventa sempre più bravo.

I due scatti che vedete sotto sono: uno un normale backstage, l’altro, quello dove un tossico sembra in procinto di rubare una macchina, è il Pietro Bagnara (light designer meraviglioso), che ha pensato bene di chiudere le chiavi di Bruno dentro il baule, insieme all’attrezzatura…

Morale, tre ore di autostrada con il finestrino rotto.

Incidenti di persorso…

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14

October 2007

control

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This is why events unnerve me,
They find it all, a different story,
Notice whom for wheels are turning,
Turn again and turn towards this time,
All she ask’s the strength to hold me,
Then again the same old story,
Word will travel, oh so quickly,
Travel first and lean towards this time.

Oh, I’ll break them down, no mercy shown,
Heaven knows, it’s got to be this time,
Watching her, these things she said,
The times she cried,
Too frail to wake this time.

Oh, I’ll break them down, no mercy shown,
Heaven knows, it’s got to be this time,
Avenues all lined with trees,
Picture me and then you start watching,
Watching forever, forever,
Watching love grow, forever,
Letting me know, forever.

Qualcuno di voi sa se questo film passerà in Italia?

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13

October 2007

Mariangela Gualtieri

Io non so se la bellezza è questa accademia di

centimetri, se la bellezza, la bellezza è questa

carnevalesca decadenza di saltimbanchi,

io non mi spiego la crocifissione

della grazia, e non mi spiego perchè

mi trovo in questo covo rivoltato

in questa fossa con gli orchi attuali

in questo lato barbarico della specie,

e non so perchè stando a occidente non si

ode quell’alleluia delle cose.

Io non so se in questa schiena

senza ali ci son grandi pianure da cui fare

il decollo, se in questa spina dorsale

ci sono istruzioni

per la manovra di decollo, se sono io la freccia

di questo arco della schiena, se sono io

arco e freccia, non so in quale mano

non mano o zampa di Dio mi stanno

torchiando, e sottoponendo al duro

allenamento dei dolori terrestri.

Io non so se la solitudine, se quello

strazio chiamato solitudine, se quell’andare

via dei corpi cari, se quel restare soli

dei vivi, io non so se quel lamento della

solitudine, se quel portarci via le facce

se quel loro sparire

di facce che avevamo dentro il respiro, non so

se il dono sia questo portarci via le

carezze, questa slacciatura.

E’ poco il poco che so e di questo

poco io chiedo perdono. Io chiedo

perdono per quello che so, perdono io chiedo

per tutto quello che so.

Ieri, a Carpi, in una casa del centro, poche persone in una stanza, una stanza che per un’ora si è trasformata in un tempio.
Credo d’aver pianto ininterrottamente dall’inizio alla fine. Mariangela Gualtieri ha parole che mi scavano dentro, diritte nell’anima. Non passano nemmeno per il cervello, si sciolgono direttamente nel sangue.

Grazie.

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11

October 2007

MGD PREVIEW

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