29

November 2006

GLEN HANSARD & MARKETA IRGLOVA

Se la vostra banca non vi ha chiamato per dirvi che avete sconfinato di 5000 Euro e vuole che rientriate domani, se la vostra ragazza/o non vi ha lasciato, se non avete appena scoperto di essere incinta di un tossico sieropositivo bisessuale del quale non ricordate neanche il viso, se non vi hanno scritto con la chiave “tiziano ferro ti amo” sul cofano della macchina, se non siete appena stati alla presentazione dell’ultimo libro di Alberto Bevilacqua, se vostro fratello scherzava quando ieri diceva che si è giocato il vostro appartamento a poker…bene; potete allora ascoltare questo album, dove un folksinger irlandese, si confronta con una pianista classica Ceca, per dar vita ad un disco romanticissimo, struggente, melenso, poetico, bello nella sua semplicità innocente e senza pretese, uno di quei dischi che quando torni a casa malandato, ti aggiusta un pò l’anima. Nulla di imperdibile intendiamoci, ma anche la leggerezza a volte, non mi stancherò mai di dirlo, è importante.

Se vi piace il genere, vi consiglio anche Tom Brosseau
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29

November 2006

THANK YOU

Vi vogliamo ringraziare perchè nel mese di Novembre, 1200 persone, hanno visitato il nostro sito.
E’ gratificante sapere che ci siete. Tra poco avremo diversi progetti nuovi da mostrarvi e condividere con voi; non ultimo, una sorpresina, legata all’uscita del nuovo libro U.

Grazie ancora da tutti noi.
Keep it unreal

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28

November 2006

haiku del mese

Nella campanella che si schiude

stamani

si specchia forse il ciclo della mia vita.

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28

November 2006

the books

30 novembre Firenze Leopolda
1 dicembre Milano Super Studio
2 dicembre Bologna Circolo della Grada

non perdetevi questo concerto…

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28

November 2006

kustaa saksi

Stiamo lavorando all’ultimo catalogo di Guru Gang, un grande valore aggiunto, sarà dato dalle illustrazioni di Kustaa, che abbiamo interpellato, per interpretare a suo modo, le immagini della prossima estate. Per chi non lo conoscesse, oltre ad essere un carissimo amico, è soprattutto uno degli illustratori più innovativi ed apprezzati, nel panorama mondiale. La sua è una visione psichedelica, onirica e fantastica, abitata da mostri e creature divertenti, che sono ormai il suo segno inconfondibile.
Qui sotto, vedete un lavoro fatto insieme, per l’allestimento dello stand di Gentry Portofino, al Pitti uomo di Firenze.
Ciao Kustaa!

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www.kustaasaksi.com

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24

November 2006

luna

Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima d’addormirsi carezza il contorno dei seni,

e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona
a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche che salgono nell’azzurro come fiori in boccio.

Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere
su questa terra una lagrima furtiva,
un pio poeta, odiatore del sonno,

accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d’opale, e la nasconde
nel suo cuore agli sguardi del sole.

Charles Baudelaire

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24

November 2006

voi sognate?

Da bambino sognavo sempre di volare, non è che volassi nel vero senso della parola, come Superman per intenderci, più che altro nuotavo, sì nuotavo a rana nel cielo. Non raggiungevo mai altezze esagerate, perchè anche durante il sonno riuscivo a soffrire di vertigini, sono sostanzialmente come James Stewart ne La donna che visse due volte. E poi perchè volersi elevare tanto? D’altronde eravamo bestie che giravano a quattro zampe, già la conquista della posizione eretta, mi sembra un traguardo invidiabile, perchè esagerare? Lanciarsi da ponti legati ad una fune o prendere l’ascensore della Mole Antonelliana, non è cosa che fa per me, io non compro mai libri di autori il quale cognome inizia per S, o H, perchè sono all’ultimo piano della scaffalatura di Feltrinelli, e dovrei salire sullo scalino di legno, per raggiungerli.
Ho sognato cose stranissime nel corso della mia vita, e continua a farlo tutt’oggi, tipo che Maradona veniva a suonarmi a casa per chiedermi di fare due palleggi con lui nel cortile, congedandosi dopo un’oretta, regalandomi una sporta di cocaina, oppure che ero in compagnia con tanti amici, tra cui Liz Taylor, che nel sogno era vecchia e ragazzina allo stesso tempo e veniva a trovarci in sella ad una Graziella rosa, la storica bicicletta pieghevole degli anni 70, impennando continuamente per il piazzale nel quale ci riunivamo; una volta prima di un esame ho sognato che centinaia di biro con la punta di gnocco fritto, mi trafiggevano la testa da parta a parte (avevo mangiato gnocco fritto per cena); una volta ho fatto una fuga d’amore con Iva Zanicchi a Saint Tropez; recentemente mollavo tutto per aprire una baracchina che serviva solamente granite al limone, in Sicilia, che si chiamava “Il Re della Grattachecca” e così via…Sogni a sfondo sessuale? non tantissimi, tranne in un periodo in cui avevo una fidanzatina morigerata, codina e benpensante. Si potrebbe dire allora: Dimmi con chi dormi, e ti dirò cosa sogni?!
Certo è che, se come dice Hugo, un uomo si giudicherebbe con ben maggiore sicurezza da quel che sogna che da quel che pensa…per me diventerebbe imbarazzante.
Woody Allen invece, ha sognato di essere il collant di Ursula Andress…
E voi?
Cosa sognate?
Qual’è il sogno più assurdo che avete fatto?

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23

November 2006

amico fragile

Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”:
per osservarvi affittare un chilo d’erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri “Come sta”
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

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23

November 2006

8 1/2

“Felliniano… Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo.”

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19

November 2006

un museo inventato

Questo è un piccolo racconto di Bruno Munari, tratto dal suo meraviglioso libro, Fantasia.

Munari si trova a Panarea con alcuni amici, per trascorrere le vacanze. Il suo sguardo, viene attratto da alcune macchie d’umidità presenti nella parete della casa dove alloggiava, che gli ricordano l’arcipelago delle Eolie. Da qui inizia ad inventare un museo immaginario, con i pochi umili oggetti e frammenti che trova in casa.
Io lo trovo un racconto magico e delizioso, in un certo senso, molto educativo, come tutti gli scritti di Munari d’altronde.
Cerco di rileggerlo spesso, perchè mi aiuta a fissare nella mente, l’idea che la fantasia vada coltivata, sostenuta, difesa con forza, quotidianamente.
Mi ricorda che non devo mai accendere la televisione, cosa che faccio ormai da 3 anni, con grandissimi benefici al cervello, mi ricorda che devo sempre guardare le cose da più angolazioni, frequentare le nuvole, pensare alla rovescia, andare in profondità, dubitare della perfezione, cercando di salvare e proteggere, il bambino che è in noi ed i bambini intorno a noi.
Nel paesaggio giapponese, un ponte dritto è banale, specialmente un ponte dove si passeggia. Un ponte spezzato è un atto di fantasia che muove il pensiero in molte direzioni. Una regola giapponese dice: la perfezione è bella ma è stupida, bisogna conoscerla, usarla, ma romperla.
Ieri, aprendo la Gazzetta di Modena, in un bar del centro, ho letto questo titolo a caratteri cubitali: GRANDE FOLLA ALLA DISCOTECA LA CREPA, PER L’ARRIVO DI COSTANTINO VITALIANO!!
Avrei voglia di scrivere delle parolacce, ma preferisco evitare.
Gustatevi Munari e l’odore dei fiori di cappero.

Alcune macchie sul muro, sembravano un arcipelago, bastò mettere dei cartellini con i nomi delle isole e la parete delle piccola casa contadina di Panarea, sembrò dipinta apposta come carta dell’arcipelago. I nomi delle isole erano in parte veri e in parte inventati, c’era Vulcano,Lipari, Dattilo, Basiluzzo, Panarea ma, siccome le macchie erano più delle isole vere, così mettemmo anche Panaruzzo, Liparea, Salinea, Stromboluzzo, e via dicendo. Alberto ed io ci divertimmo molto, poi spinti dall’interesse al gioco delle relazioni visive, osservammo gli oggetti che erano in questa piccola e vuota casa, e scoprimmo che lo sportello quadrato di ferro del forno, poteva sembrare uno scudo e il frattazzo, una paletta da combattimento, li esponemmo in questo modo. Pensavamo di invitare gli amici che in quel periodo erano venuti con noi a passare le vacanze estive a Panarea, all’inaugurazione di un museo inventato sul luogo. Trovammo un sasso ligneo, usato dagli indigeni come galleggiante, prima della scoperta della pietra pomice. Trovammo una presunta statuetta della moglie del pescatore (in realtà era una radice secca di una pianta di capperi); trovammo una cintura di castità eoliana, di ferro, con due fori, tutta arruginita. Trovammo una scultura lignea raffigurante probabilmente un delfino. Trovammo una scheggia di gamba di legno da pirata, grande come una matita, dalla quale ricostruimmo un intero pirata, a disegno su di un foglio bianco con la scheggia al posto giusto nella gamba di legno (fu in questa occasione che nacquero le Ricostruzioni Teoriche di Oggetti Immaginari). Trovammo infine un frammento di residuo, di origine incerta e di uso ignoto, sulla spiaggia verso Stromboluzzo, e lo presentammo come dono del Prof. Filicudo Filicudi, patrocinatore del museo inventato. La sera dell’inaugurazione, quando il cielo era ancora chiaro, poichè a Panarea a quei tempi non c’era ancora l’energia elettrica, invitammo gli amici a vedere il museo. Il Prof. Filicudo Filicudi mandò un messaggio scritto su una foglia di ficodindia, dicendo che non poteva assistere alla presentazione, ma che avrebbe mandato le sue sue forbici personali per tagliare il nastro. Gli amici ammirarono il museo, Piero di Blasi fece delle fotografie, si bevve il vino locale e si mangiarono le mandorle dell’albero che stava davanti alla porta del Museo. Venne buio e tutti accesero le loro pile e si restò a conversare fino a tardi. I fiori dei capperi si aprono al buio e l’aria ne era tutta profumata. Il giorno dopo dovemmo distruggere il museo perchè cominciarono ad arrivare turisti che lo credevano vero.

Bruno Munari
da: Fantasia
invenzione, creatività e immaginazione nelle comunicazioni visive, del 1977.

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