Learco Pignagnoli è nato a Campogalliano e a San Giovanni in Persiceto.
Lavora presso la ditta Scoppiabigi e Figli, dove tiene dietro al loro lupo.
Ecco alcuni estratti delle sue opere da: Opere complete di Learco Pignagnoli, di Daniele Benati.
opera n. 35
Ci son persone che non si capisce mai quello che dicono,
e delle altre che fanno delle cose addirittura inspiegabili.
Come Mauro Barchi, che alla mattina lo avevano seppellito al cimitero e alla sera
era già là che andava al bar.
opera n. 21
Secondo me Gesù Cristo era un tipo come Davoli.
opera n. 70
Io comunque ho migliorato. Quando sono arrivato in questa città mi volevo impiccare.
opera n. 82
La gente che va in una società straniera per imparare la lingua, si sposa sempre con una persona di quella società straniera;
mentre se l’avessero incontrata nella loro società d’origine, non l’avrebbero sposata neanche a crepare.
opera n. 90
Bottazzi, gli ho scritto che volevo ammazzarmi, e m’ha risposto solo dopo due mesi.
opera n. 122
E’ già da un pò di anni che non vedo più un uomo assorto nei suoi pensieri.
opera n. 194
C’era Pascoli che andava sempre ad abitare nei posti dove vicino c’era una vigna di Sangiovese
opera n. 220
Vengono sempre a chiamarmi anche se sanno che non voglio più andare fuori. Dài Learco. Si mettono sotto la finestra e cominciano a urlare. In casa ci sono solo io con mia madre che ha ottantadue anni.
Non ci vengo, gli avevo detto, devo scrivere. E loro lo sanno che devo scrivere, eppure continuano a venirmi a chiamare. Nella vita arriva un momento dove uno fa a meno di tutto, oppure gli sembra.
Si è rimasti soli al mondo. Tutto quello che si voleva non è venuto, quello che uno ha rincorso s’è spostato in avanti, e il tempo continua a fare il suo conto alla rovescia. Rispondi Learco, diceva mia madre, stanno chiamando te, sono i tuoi amici, perchè non vai fuori? E’ inutile che le risponda. Qua nessuno mi capisce. Anche se ci vorrebbe poco. Quanti anni ha Stangoni? Cinquantotto? Cinquantanove? Più o meno la mia età. Però non c’è modo di infilarglielo nella testa. Fuori basta, non esco più. Invece una sera sono uscito. Andavo in un grande albergo della città. Setto otto chilometri di macchina, il più grande albergo della città. Bello, anni Cinquanta, una volta si chiamava Astoria, come il Walsdorf di New York, oggi invece è il Mercury. Tempi che cambiano, amministrazione diversa, diverso il padrone. Vado lì coi miei soldi e chiedo un bicchiere di whiskey. Poi me ne sto lì a consumarlo pian piano, io e la mia età, io e il mio tempo che ho trascorso su questa terra. Non ci sono solo io a berlo, ma anche tutto il tempo che è dentro di me, passato, tritato, confuso. Uhe, ehilà, dice uno che era seduto a un tavolo con altra gente dall’aria orientale. Poi è venuto verso di me che stavo bevendo al banco. Io non lo conoscevo. Learco! fa. Io non lo conoscevo. Mi scusi, devo aver sbagliato persona. Non so cosa mi era saltato in testa quella sera che sono andato fuori a bere un bicchiere di whiskey in quell’albergo. Whiskey che non bevo mai. Guidando verso casa avevo voglia di tornare indietro, oppure di tirare diritto. Oltre la mia casa, come facevo qualche volta da ragazzo, in giro per la campagna. Ma non l’ho fatto. Ho messo la macchina in garage e prima di salire mi sono fermato un pò a guardare il cielo. Poi sono entrato. Mia madre era ancora sveglia. Ah, sei qua, diceva, dov’eri andato? sei andato fuori? Bravo.
Quanto della nostra terra c’è in queste parole, l’ironia, il cinismo e la malinconia tipica dell’Emilia. Vi dirò che non vorrei essere nato in nessun altro posto che non fosse l’Emilia, le sue pianure nebbiose, i bar con i vecchietti colle orecchie grandi, che giocano a briscola, e parlano in dialetto. Io esco tutti i Sabati mattina verso le undici, vado al mercato Albinelli, e faccio la spesa…non potete immaginare quanto mi renda felice. Vogliamo parlare dei panini di Schiavoni? anzi no, facciamo così, venite a trovarci che vi ci portiamo noi, non si può spiegare a parole. A v’aspèt chè.